“È vero che i cinesi mangiano i cani?” Italiani in Cina: Risposte articolate alle domande – tormentone

“È vero che i cinesi mangiano i cani?” Italiani in Cina: Risposte articolate alle domande – tormentone

“È VERO CHE I CINESI MANGIANO I CANI?” ITALIANI IN CINA: RISPOSTE ARTICOLATE ALLE DOMANDE -TORMENTONE

Dopo aver dato risposta a “Ma i cinesi sono tutti uguali?“, “Perché i cinesi mangiano con le bacchette?” e “Cinese, Giapponese, Coreano, c’è differenza?“, il quarto domandone che l’italiano di ritorno dalla Cina proprio non può evitare è: “Vivi in Cina? Ma è vero che i cinesi mangiano i cani?”

Ebbene si. In alcune zone della Cina mangiare carne di cane è una pratica diffusa. Sebbene la notizia desti non poco stupore negli occidentali, ritengo sia opportuno superare il turbamento iniziale e effettuare un’analisi più approfondita della questione, al fine di rispettare l’obiettivo di questa serie di articoli che, come ricordo, è quello di dare una risposta articolata alle domande tormentone poste agli italiani di ritorno dalla Cina.

Probabilmente molti non sanno che anche i Maya, i Greci ed i Galli mangiavano i cani e che, nel corso della storia, soprattutto in periodi di guerre e carestie, gli uomini che si sono dati al consumo di carne di cane, di gatto e anche di topo non sono stati pochi. Non è accaduto soltanto migliaia di anni fa, ma anche durante Seconda Guerra Mondiale e in nazioni europee come Francia, Germania e nella stessa Italia. Ad oggi, secondo quanto riportato dal New York Post e dal Wall Street Journal, sono diversi i paesi in cui viene mangiata la carne di cane (44 per l’esattezza ) e tra questi figurano non sono soltanto paesi dell’Asia, ma anche la Pennsylvania, la Groenlandia e la Svizzera.

 La notizia potrebbe sconvolgere molto, meno se si considera il fatto che, nel processo evolutivo, l’uomo si è servito degli animali per sfamarsi, per coprirsi e per affidare loro le mansioni più pesanti. Ovviamente, i tipi di animali cacciati o addomesticati variavano a seconda del luogo e la loro selezione dipendeva, ovviamente, dal numero e dalle caratteristiche fisiche. Vi erano poi animali considerati intoccabili perché vicini al mondo del divino. Così nel corso della storia, l’uomo ha iniziato a costituire una sorta di gerarchia nel mondo animale che ha reso alcuni esemplari più importanti ed indispensabili di altri. Ovviamente la gerarchia non è mai stata universale e così in diverse aree del pianeta si sono sviluppate abitudini e tradizioni alimentari differenti. Quella del consumo della carne di cane in Cina risale alle epoche più antiche.

Nel periodo delle Primavere e Degli20121106163335_1328 Autunni, il re Goujian (496-465 a.C.) del regno di Yue, aveva stabilito, per incrementare le nascite, che venissero donati alla famiglia del nascituro un cane e due brocche di vino,  se maschio, ed un maiale e due brocche di vino, se femmina. Da questa testimonianza scritta si evince, non solo che la carne di cane veniva già consumata allora, ma anche che essa era considerata più pregiata rispetto a quella di maiale. Un’altra testimonianza di quanto fosse comune il consumo della carne di cane la troviamo nello Shiji (Memorie dello Storico), precisamente nel punto in cui, viene descritto Fan Kuai (242 – 189 a.C.). Il generale, che contribuì alla fondazione della dinastia Han Occidentali, era stato, da giovane, un macellaio di cani.

 La carne di cane non veniva consumata solo in quanto prelibatezza, ma anche, secondo la medicina tradizionale cinese, per le sue virtù curative: è ritenuta in grado di riscaldare il corpo, rinvigorire i reni e lo stomaco ed è quindi ottima per aumentare la forza e dare energia dell’individuo che la assume.

In Cina, fino alla seconda metà del Novecento, il cane aveva una considerazione molto diversa e distante da quella di noi occidentali: Non era utilizzato come animale domestico, ma come animale da caccia, da guardia o come cibo. Subito dopo della fondazione la Repubblica Popolare Cinese (1949), il Partito Comunista dichiarò i cani “prova di ricchezza legata ai sentimenti borghesi” e li bollò come “simbolo della decadenza nobiliare e di uno sperpero criminale in un periodo di carenza di cibo”. Essi vennero inoltre, accusati di essere responsabili di diffondere le malattie, di inquinare l’ambiente e di spaventare ed attaccare la gente. [Red Circle – Stephen Song Sheng Chen pp 81]. La popolazione, quindi, fu indotta a liberarsi, in ogni modo, di queste bestiole . Solo da qualche decennio è possibile vedere per strada cinesi passeggiare con  cani da loro ritenuti veri e propri animali da compagnia.

Il rapporto che lega oggi l’uomo cinese al cane non è univoco: da alcuni l’animale è visto come alimento tipico della tradizione, da altri come animale da compagnia. A questo punto è, però, opportuno fare una precisazione: il fatto che in Cina sia possibile mangiare cane, non implica che tutti i cinesi lo facciano. Alcuni gruppi etnici non lo considerano possibile per ragioni culturali: gli Uiguri e gli Hui in quanto musulmani, ed i Manzu in quanto legati ad esso da un senso di gratitudine: secondo una leggenda, un cane aveva salvato, sacrificandosi, il fondatore della dinastia mancese Qing, Nurhaci. All’ interno del gruppo etnico prevalente, Han, invece, il consumo della carne di cane è riconosciuto e più comune soprattutto in alcune regioni meridionali e nord-orientali della Cina; sono tuttavia numerosi i cinesi Han che non mangiano carne di cane, sia per ragioni di carattere etico, sia per una preferenza che essi accordano ad altri tipi di alimenti.

Stando a quello che affermano i cinesi stessi, negli ultimi anni sembrano essere in progressiva diminuzione gli individui favorevoli al consumo della carne di cane. Ciò per due ragioni fondamentali: la prima è che, come anticipato in precedenza, molti di essi hanno iniziato a considerare i cani animali da compagnia; la seconda è che il consumo di carne di cane è economicamente meno conveniente rispetto a quello di polli, suini e bovini. D’altro canto, però, ciò non deve lasciar credere che tutti i cinesi siano disposti ad eliminare completamente questo cibo dalla loro dieta, in quanto, per alcuni, esso fa parte, a tutti gli effetti, della loro tradizione culinaria.

Il dibattito, in particolare, si fa più acceso durante l’organizzazione di Festival dedicati proprio al consumo della carne canina. In queste occasioni, i difensori del nuovo status del cane (di animale domestico), affiancati dagli animalisti occidentali, tentano di impedire a chi, invece lo considera un animale al pari degli altri, di farne un uso di tipo “tradizionale”. Spesso gli attivisti acquistano il maggior numero possibile di esemplari per strapparli al loro amaro destino, ma non sempre le proteste riescono ad ottenere grandi risultati. Se infatti il “Festival della Carne di Cane di Hutou Jinhua”,nel 2011, dopo 600 anni, è stato cancellato a causa delle contestazioni dei manifestanti, quello di Yulin detto “Festival dei Lychees e della Carne di Cane ” continua a tenersi ogni Solstizio d’Estate, nonostante la campagna denigratoria di attivisti ed esponenti del mondo dello spettacolo, tra cui le attrici Sun Li 孙俪e Yang Mi 杨幂. Gli abitanti del luogo difendono il diritto di conservare le loro tradizioni e rivendicano la loro libertà di scelta in fatto di cibo.

Festival di Yulin Protesta

Il dibattito è aperto e decisamente acceso e, a mio avviso, rispecchia l’attuale situazione cinese, in perenne conflitto tra la preservazione delle sue antiche tradizioni ed il desiderio di integrazione con i paesi più sviluppati. Molti sollevano la questione etica del trattamento dei cani, sicuramente discutibile e assolutamente correggibile; ma è, a mio parere, altrettanto intollerabile è l’ipocrisia con cui i media occidentali minimizzano e tacciono sulla crudeltà perpetrata nei confronti degli animali allevati in molte delle tanto “illuminate ed evolute” aziende occidentali.

Le abitudini alimentari cambiano di paese in paese, di regione in regione ed è molto facile, come insegna Montaigne, chiamare barbarie ciò che non rientra nei propri usi e costumi. Quello che è certamente più difficile capire è che non possiamo imporre il nostro sistema di giudizio al mondo intero. L’obiettivo per cui dovremmo protestare e batterci, in maniera unanime e decisa, dovrebbe essere quello garantire a tutti gli animali che entrano in contatto con noi condizioni di vita accettabili e decenti. Solo in questo modo potremmo tutti definirci meno barbari.

In chiusura trovo giusto fare una precisazione in riferimento all’ immagine di copertina dell’articolo: le ironie in merito al cibo servito nei ristoranti cinesi sono innumerevoli. Tuttavia, per tutti coloro che temono che al posto della carne di pollo o maiale venga davvero servita loro della carne canina, spero che adesso sia chiaro che l’imbroglio ipotizzato, per i motivi indicati in precedenza, non sarebbe conveniente per nessuna delle parti coinvolte. Se però anche voi ricordate di aver letto un articolo riguardo ad un microchip canino ritrovato nello stomaco di un cliente di un ristorante cinese di Vigevano, sappiate che la persona responsabile della “bufala” si è guadagnata una denuncia per diffamazione aggravata a mezzo internet.

∗Nel prossimo articolo troverete la mia risposta articolata all’ ultima domanda – tormentone degli italiani in Cina: “Ma dove vanno a finire i cinesi quando muoiono in Italia ?

Mariantonietta Fornabaio

Noi di LTL sosteniamo l’importanza dell’immersione culturale durante il processo di apprendimento di una lingua straniera, è per questo che combiniamo i nostri corsi di cinese con esperienze extrascolastiche quali pranzi, cene ed uscite di gruppo nei luoghi più caratteristici delle città prescelte.

 

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